1643 Prof. Giovanni Bozzetti Articoli
15 ottobre, 2018

Gestione dei rifiuti: dall’Europa agli Emirati, il settore è in crescita

La gestione dei rifiuti è un tema che, in un modo o nell’altro, sia che si parli di consumatori o produttori, riguarda tutti, da Paese a Paese. Con stime relative della Banca Mondiale che sostengono che la produzione annuale a livello globale sia destinata ad aumentare di quasi un miliardo e mezzo di tonnellate prima della metà del secolo. Ma in Europa, nonostante la gestione ed il riciclo siano migliorati, esistono ancora gravi lacune nei sistemi nazionali che potrebbero incidere negativamente sul raggiungimento dell’obiettivo fissato per il 2020. Anche per questo motivo la Commissione europea ha pubblicato pochi giorni fa l’ultima revisione sull’attuazione delle norme comunitarie in materia di gestione dei rifiuti all’interno dei Ventotto per includere nuovi e più ambiziosi obiettivi sul “municipal waste”: il 55% da raggiungere entro il 2025, il 60% entro il 2030 e il 65% entro 2035. Il pacchetto economia circolare aggiorna, inoltre, sei differenti direttive: Rifiuti, Discariche, Imballaggi, Veicoli a fine vita, Pile e Accumulatori a fine vita, RAEE, ponendo nuovi obiettivi giuridicamente vincolanti per il riciclaggio e buone pratiche di gestione dei rifiuti da seguire, fissando scadenze prestabilite e armonizzando per la prima volta gli sforzi nazionali verso target condivisi. A tal riguardo il commissario per l’ambiente Karmenu Vella, ha dichiarato: “Con le norme UE in materia di rifiuti adottate di recente dal Parlamento europeo e dal Consiglio dei ministri, l’Europa può diventare il leader globale per la moderna gestione dei rifiuti e sviluppare ulteriormente la propria circular economy. Esistono ancora differenze in tutta Europa, ma sono possibili progressi attuando a livello nazionale e locale alcune azioni identificate nella relazione”.

Le prestazioni degli Stati membri oggi variano, infatti, in modo significativo da Stato a Stato, con oltre la metà dei Ventotto che riferisce di aver già raggiunto l’obiettivo del 2020 nel periodo 2013-2015. Sono diversi i settori in cui è necessario iniziare ad impegnarsi per rispettare il target del 2020 con le dovute contromisure. Guardando, ad esempio, al comparto delle costruzioni e demolizioni, la direttiva quadro europea stabilisce un target 2020 del 70% di preparazione al riutilizzo, riciclo e recupero dei materiali, target ancora lontano. Se si parla poi di RAEE, invece, gli Stati più lenti risultano essere Cipro, Lettonia, Malta e Romania. Specialmente , però, quattordici degli Stati membri, secondo l’esecutivo UE “devono fare di più perché le loro popolazioni e le loro economie possano beneficiare dell’economia circolare”. I paesi citati sono qui: Bulgaria, Croazia, Cipro, Estonia, Finlandia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Spagna.

Cambiando continente, invece, con una quota importante ed in rapida crescita, intanto negli Emirati Arabi Uniti i progetti legati all’ambiente hanno un mercato potenziale stimato dal governo federale in circa 100 miliardi di dollari nel 2020. Pioniere nella raccolta differenziata l’Emirato di Sharjah, ad esempio, potrà contare presto su un’economia “verde” che varrà tra due anni oltre 300 milioni di dollari, a fronte degli attuali 260 milioni, grazie ad attività di riciclo e trasformazione in energia dei rifiuti. Parliamo qui di un business tanto grande ed in crescita che ha spinto anche diverse imprese europee, come la società quotata Ambienthesis del Gruppo Green Holding, ad entrare, grazie ad un’esperienza ultra decennale e tecnologie d’avanguardia, in un’industria non ancora matura ma pronta ad espandersi con grandi numeri. Lo sviluppo accelerato in corso negli Emirati (economico, urbano e demografico) produce molti “scarti” e ha posto sfide significative perché l’obiettivo finale è quello dell’agenda Vision 2021 secondo la quale il 75% di tutti i rifiuti degli EAU dovrebbe essere dirottato dalle discariche entro il 2021 e il 27% del fabbisogno energetico coperto da fonti pulite. Secondo la Banca mondiale, gli Emirati Arabi Uniti producono circa 2,2 chili di rifiuti solidi urbani a persona al giorno. Di questi la società ambientale leader Beeah, con cui l’italiana Ambienthesis ha appena chiuso un’importante partnership, ne raccoglie circa 3 milioni di tonnellate l’anno. Motivo per cui alle aziende italiane si presentano molte opportunità come quelle offerte dal settore innovativo dell’e-waste, settore che muove circa 100 mila tonnellate di rifiuti l’anno negli Emirati e, poiché la trasformazione dei rifiuti in energia è quasi una novità in quel territorio, l’attività di gestione integrata dei rifiuti ha raggiunto un tasso di crescita annuale dell’8,5 per cento. Un report di Frost&Sullivan prevede, inoltre, che il mercato potenziale dei rifiuti potrebbe raddoppiare nei prossimi cinque anni con l’entrata nel business anche della gestione dei rifiuti speciali per i quali c’è bisogno di trattamenti rispettosi dell’ambiente con capacità aggiuntive rispetto a quelle disponibili. Gli Emirati hanno oggi, sempre di più, bisogno di investire in strutture per il trattamento, in particolare di materiali speciali e rifiuti industriali se vogliono raggiungere gli obiettivi fissati per il 2021 e per il 2030 inerenti lo “zero waste”. Ad oggi anche se ancora un’alta percentuale di questi rifiuti finisce in discarica, la sensibilità per la gestione integrata dei rifiuti è in forte aumento a Dubai e gli europei, specialmente gli italiani che hanno molte competenze in questo campo, avranno occasioni di business sempre maggiori.

Giovanni Bozzetti