2501 Prof. Giovanni Bozzetti Articoli
3 agosto, 2018

Cracking e Moss Art: quando l’arte si mette a difesa dell’ambiente.

La riproduzione di una balena sommersa da un mare di plastica usa e getta è sorta in questi giorni a Vitorchiano in provincia di Viterbo per denunciare simbolicamente l’impatto che questo materiale ha sugli ecosistemi marini. “Il mare non è usa e getta” è la didascalia alla base dell’opera realizzata dai volontari di Greenpeace che si sono ritrovati nella città del viterbese per una riunione nazionale. Una situazione sempre più grave è infatti quella dell’inquinamento marino: ogni minuto finisce, infatti, in mare l’equivalente di un camion pieno di plastica. La realizzazione della balena è solo l’ultima creazione nata per sollecitare l’opinione pubblica e soprattutto le grandi multinazionali sul problema dei rifiuti che produciamo ed immancabilmente abbandoniamo sul pianeta, con risultati devastanti per i nostri oceani (e per i loro abitanti). Opere d’arte simili sono nate in questi anni in tutto il mondo: la balena gigante che salta fuori dal canale del Belgio durante la seconda edizione della Triennale di Bruges, il cui tema è intitolato “Città liquida” è formata da cinque tonnellate di plastica raccolte in quattro mesi sulle spiagge hawaiane (pari ad un palazzo di quattro piani); la “Balena morta”, scultura di una balena spiaggiata lunga 22 metri e composta da rifiuti plastici realizzata nelle Filippine da artisti locali ispirandosi alle 30 balene trovate morte in Europa nel 2016; oppure, rappresentanti la bellezza e la fragilità dei nostri oceani e le crescenti minacce umane che devono subire ed affrontare, le Bristol Whales, due balene a grandezza naturale scolpite utilizzando il salice dall’artista Sue Lipscombe, che si tuffano in un mare di oltre 100.000 bottiglie di plastica monouso, raccolte durante due competizioni di running: la Bath Half Marathon e la Bristol 10k.

Le sculture di plastica create negli ultimi anni e dislocate in varie parti del mondo vogliono così accendere l’attenzione sul grave problema che i nostri oceani stanno vivendo, ormai soffocati da un mare di plastica, sperando che una profonda consapevolezza ambientalista possa riportare il pianeta ad un ecologico equilibrio. La terra, gli oceani e tutti i loro abitanti hanno urgentemente bisogno del nostro aiuto. L'uso globale della plastica è, infatti, aumentato di 20 volte negli ultimi 50 anni e si prevede che raddoppierà di nuovo nei prossimi 20 anni. In più, sempre a livello globale, solo il 14% della plastica viene raccolto per il riciclaggio. Si tratta di un tasso di riutilizzo di gran lunga inferiore ad altri materiali come la carta (58%), il ferro e l'acciaio (a quota 90%). Un'emergenza globale che riguarda ogni aspetto della nostra vita: la plastica è nell'acqua che beviamo e nel cibo che mangiamo.

Ma come educare l'uomo al concetto di sostenibilità ambientale? Secondo una ricerca dal Centre for Sustainable Enterprise dell'Università Concordia di Montreal in Canada, è proprio l'arte il metodo più idoneo ed efficace per raggiungere lo sviluppo sostenibile in quanto, suscitando sensazioni, emozioni e sentimenti, si presenta come lo strumento più efficace per aumentare in noi la passione verso il pianeta che ci permette la vita. Moltissimi artisti contemporanei si sono così cimentati in opere di grande interesse pubblico e la tutela dell’ambiente, un tempo considerata un hobby elitario, oggi ha preso piede, diventando invece proprio uno dei temi più trattati in ambito artistico. Un uomo con denti a forma di palazzi che divora alberi e il mondo che si dissolve e scivola dentro un tombino: nelle opere di diversi artisti internazionali, tra cui Blu, Banksy e Pejac, la street art trasforma grandi costruzioni in gigantesche tele, in grado di veicolare a un vasto pubblico importanti messaggi per sensibilizzare sui danni causati dall’uomo all’ambiente. Anche a Roma come in diverse parti del mondo, molti street artist usano le loro opere come stimolo per far riflettere i passanti su ciò che l’uomo sta sacrificando in nome di uno sviluppo economico incentrato sul denaro: le loro immagini sono un invito a costruire una comunità più equa e sensibile. Usando carta da parati decorata e alcuni particolari dipinti a mano nella Capitale alcuni cassonetti sono stati trasformati in autentiche opere d’arte, grazie all’iniziativa dell’artista di fama internazionale Christine Finley. Oggetti di uso quotidiano indirizzati al riciclo dei rifiuti sono stati così trasformati in capolavori di street art, diventata un modo nuovo per combattere il vandalismo e la sporcizia della città, regalando una nuova dignità ai luoghi degradati di Roma.

Una delle tecniche più interessanti ed ecologiche per realizzare opere innovative è quella della “Moss Art” che sostituisce le bombolette spray, a volte non riciclabili e dal contenuto tossico, con il muschio, servendosi solo di ingredienti naturali per applicarlo sui muri. Sono nati così degli eco graffiti caratterizzati da un tratto distintivo: il mutare del tempo. L’opera prima è verde, poi ingiallisce, fino a morire e lasciare spazio a qualcosa di nuovo: una sorta di land art dentro alla street art. Un’artista che pratica questa tecnica è Anna Garforth, che sfrutta un mix di yogurt, birra e zucchero per attaccare ai muri frasi fatte di muschio. Impossibile non citare poi Edina Tokodi un’altra artista desiderosa di rivivere i paesaggi bucolici del suo paese d’origine, l’Ungheria, attraverso la realizzazione di giardini verticali realizzati per le strade di Brooklyn a difesa dell’ambiente. Opere il cui obiettivo è quello di attirare l’attenzione dei passanti, stimolando in loro una riflessione sui temi ecologici che affliggono la società moderna: opere tutt’altro che indelebili che si focalizzano invece proprio sul ciclo naturale della vita.

Anche la “Cracking Art”, movimento artistico nato a Biella nel 1993, si propone di modificare le regole dell’arte, posizionando le opere in luoghi di passaggio come strade, piazze o centri commerciali, ma anche in grandi monumenti e con un scopo ben preciso quello di salvaguardare la natura. Il nome Cracking deriva proprio dal processo tramite il quale il petrolio viene trasformato in plastica, il cracking catalitico appunto. La plastica riciclata è l’elemento principale per la realizzazioni di queste installazioni che di solito rappresentano grossi animali colorati. L’utilizzo dei materiali plastici vuol fornire un nuovo modo di riciclare ed adoperare la plastica da una parte e dall’altra ricordare quanto gli elementi artificiali facciano parte ormai della vita di ognuno di noi. Da qui deve nascere la consapevolezza dell’importanza di tutto ciò che è naturale ed il rispetto per il grande ecosistema terrestre.

L'arte, proprio per le sue caratteristiche intrinseche, può essere considerata la soluzione più idonea per accendere il desiderio sia di vivere in armonia con la natura sia di procedere con uno sviluppo che sia sostenibile per il nostro pianeta.

Giovanni Bozzetti