48 Prof. Giovanni Bozzetti Articoli
8 luglio, 2019

Le vie della plastica, falle e criticità di un sistema di riciclo da rivedere

È stato necessario un bando cinese per far emergere le numerose falle e criticità della sistema dello smaltimento dei rifiuti di origine plastica, oggi fondamentale tassello del modello di consumo a livello globale. Nell’estate 2017, il governo di Pechino ha notificato all’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc-Wto) che da gennaio 2018 avrebbe vietato l’importazione di 24 tipologie di materiali da riciclare, tra cui la plastica. Un bando di importazione che ad un anno di distanza rischia di portare al collasso il sistema di trattamento rifiuti occidentale già stremato dalla carenza di impianti. Dati Eurostat alla mano, infatti, sia nel 2016 che nel 2017, di tutti gli scarti plastici spediti fuori dall’Europa, il 42% circa è stato destinato al mercato cinese, per un valore economico di 6,4 milioni di euro e 7,8 milioni di euro rispettivamente nel 2016 e nel 2017. Nonostante poi nel 2018 le esportazioni mondiali siano nettamente calate fino a raggiungere la metà dei volumi registrati nel 2016, nuovi Paesi, principalmente del Sud-est asiatico e non dotati di regolamentazioni ambientali rigorose, sono diventati le principali destinazioni dei rifiuti occidentali: Malesia, Turchia, Vietnam, Thailandia e Yemen. Finiscono anche qui i nostri rifiuti di plastica, lungo le nuove rotte commerciali che si sono aperte dopo il bando cinese all’importazione di questi scarti. Le nuove rotte globali legate al commercio di materie plastiche (riconducibili al codice doganale 3915) portano quindi a Paesi dotati di regolamentazioni ambientali meno rigorose di quella europea, nonostante il Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 giugno 2006, n.1013 stabilisca invece che i rifiuti che escono dall’Europa possono però essere esportati solo in Paesi in cui saranno trattati secondo norme equivalenti a quelle europee in merito al rispetto dell’ambiente e della salute umana. Per il Sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Roberto Pennisi, “non si deve dimenticare che prima di esportare un rifiuto lo si deve sottoporre a un dato trattamento, e soprattutto si deve avere contezza del tipo di trattamento cui sarà sottoposto una volta giunto nel Paese di esportazione. In assenza di questi due requisiti, qualunque esportazione è da considerarsi illegale”.

Lo scorso anno, nonostante le circa 2 milioni di tonnellate di rifiuti plastici raccolte attraverso la raccolta differenziata, l’Italia si è collocata all’undicesimo posto tra gli esportatori di rifiuti in plastica in tutto il mondo, con un quantitativo di poco inferiore alle 200 mila tonnellate, pari a 445 Boeing 747 a pieno carico, passeggeri compresi. Tra le principali destinazioni dei rifiuti italiani resta europeo il podio degli Stati che importano gli scarti della nostra plastica, con Austria (20%), Germania (13,5%) e Spagna (9%) che in totale importano il 42,5% degli scarti plastici italiani, seguono Slovenia e Romania, (Stati entrati da poco nell’Unione, dove probabilmente i controlli sono meno accurati e si rischia di privilegiare l’interesse economico al rispetto della legalità, dell’ambiente e della salute umana). Nel corso del 2018, dopo il bando cinese, anche per il nostro Paese si sono aperte però nuove rotte commerciali extra-europee. Oggi i nostri rifiuti in plastica vengono esportati verso Malesia (nel 2018 le importazioni sono aumentate del 195,4 per cento rispetto al 2017), Turchia (+191,5 per cento rispetto al 2017), Vietnam, Thailandia e Yemen. Paesi non dotati di un sistema di recupero e riciclo efficiente come ha spiegato Greenpeace all’interno del rapporto “Le rotte globali, e italiane, dei rifiuti in plastica” diffuso da poche settimane per ripercorrere le rotte della nostra spazzatura e testimoniare oggi quanto ancora sia difficile fare i conti con l’altra faccia dei nostri consumi. Ci si trova così troppo spesso a gestire un’eccedenza di rifiuti plastici che fanno fatica ad essere collocati sul mercato. Non sorprende, ma rammarica, sentire così spesso quindi notizie che riportano sia interruzioni che problematiche nei sistemi locali di raccolta, riciclo e gestione dei rifiuti. Senza sottovalutare il recente e crescente fenomeno criminoso italiano dei roghi di depositi di rifiuti, principalmente in plastica, molto spesso riconducibile all’eccedenza di tali materiali.

Aumentare la percentuale di raccolta differenziata è importante, ma senza un numero adeguato di impianti industriali per gestire in seguito i rifiuti raccolti il problema non può risolversi: l’Italia è carente di impianti di recupero e riciclo, e non solo. Come documenta l’ultimo report di Assoambiente mancano all’appello, infatti, anche gli impianti per il recupero di materia come per quello di energia per termovalorizzazione, fino ad arrivare a quelli necessari per lo smaltimento finale.

Purtroppo anche i paesi più virtuosi nei processi di riduzione e recupero di prodotti a base di plastica si scontrano con la necessità di conferire a incenerimento o discarica una buona parte di questo materiale.

Riciclare non è infatti l’unica soluzione possibile, ma sono necessari interventi, che della plastica ne riducano la produzione, soprattutto per quella frazione di prodotto spesso inutile e superflua rappresentata dall’usa e getta che oggi costituisce il 40 per cento della produzione globale di plastica. Due linee d’azione che si completano l’un l’altra come mostra la direttiva contro alcuni prodotti in plastica monouso approvata dall’Ue, che al contempo obbliga ad incrementare l’uso di plastica riciclata: una linea d’azione pragmatica che per funzionare dovrebbe però poter contare anche sui giusti incentivi economici. Nelle scorse settimane a tal riguardo le imprese di filiera italiane hanno proposto alla istituzioni italiane introdurre un credito d’imposta per le imprese che utilizzano almeno il 30% di plastica riciclata nei propri prodotti, con premialità crescente in base al livello di difficoltà. Ad oggi però, a riguardo, lo stallo è totale.

Giovanni Bozzetti